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20/06/2020

Uno sguardo interiore

uno sguardo interiore

Lui mi guarda, con quello sguardo color ebano così profondo e sfrontato. Stride col resto della sua personcina: esile, quasi goffa e nervosa. Ogni volta che lo incontro poche parole aprono un mondo, il suo mondo. E subito batte in ritirata. Spegne le parole, gira lo sguardo e mette la sua maschera di pacatezza. Fa sempre così. Eppure io percepisco un moto ondoso e irrequieto di mare in tempesta in quelle pozze nere mal celate da occhialini nerd nervosamente e ritmicamente riportati al loro posto su quel naso scivoloso. Ma oggi è qui. Braccato. Sì è messo in “trappola” da solo. Mi ha chiesto aiuto e io non lo lascio andare. La porta è chiusa. Come la sua bocca. Ma non la sua anima. Due parole. Lo sguardo che vaga tra il soffitto, il pavimento e quel “bellissimo vaso bicromatico…da dove arriva?” “dall’Honduras” rispondo velocemente io senza farmi distrarre. Capisco che devo aiutarlo a trovare le parole, perché non riesce a dire altro oltre che sente “una roba qui” collocando una mano chiusa in mudra al centro dello stomaco. Mi vengono in mente loro, le mie carte che parlano così bene al posto dei più reticenti a guardarsi dentro. È un gioco che ho fatto più volte anche con amici. 

“Scegli tre carte”, la prima è come ti senti, la seconda come vorresti sentirti e la terza ti indicherà la via per arrivare al tuo obiettivo. Lui osserva le carte con occhi pensanti ma sta al gioco. Le prime due arrivano subito, la terza non lo convince…poi la tocca. È lei. Mi ricorda un po’ la sequenza di carte estratte da un amico in una serata conviviale. “Sento una roba qui, non so cos’è ma vuol esplodere e non so come fare”. Mr Hidden ribadisce il suo sentire e le carte scelte non potevano essere più giuste. 

La prima racconta di questo suo tesoro interiore così diverso da ciò che mostra fuori tanto che neanche lui riesce a riconoscerlo anzi ne fugge. Sa di sporco, di non regole, di non schemi, di roba così lontana e diversa da lui. Come si impone di credere che sia.
La seconda racconta di un’esplosione, una deflagrazione inevitabile di tutto quel suo splendido e represso stato interiore. Che avverrà. Non c’è scampo. 
La terza racconta di come portar fuori tutta quella meraviglia senza farsi male. Troppo male. Parla di coraggio anzi no, di paura. La paura che ti avvisa di come procedere con attenzione, la paura che ti dice che sei sulla via corretta perché quella via ti fa sentire così Vivo. La paura che riconosciuta e accolta si fa attivatrice del coraggio di cambiare. Quando la paura ti aggancia gli dico, pronuncia questa formula “Paura ti riconosco, ti accolgo, ti dico sì”. Ringraziala e procedi. Magari fatti una risata che è impossibile aver paura mentre ridiamo. E poi procedi verso il tuo scoprire chi sei. Il tuo portarlo alla luce.
Mr Hidden ha accolto l’invito, i suoi occhi neri e guizzanti sono ancora un po’ increduli ma cominciano a scandagliare il suo inconscio.“Questa roba che sentivo qui si sta un po’ srotolando” mi dice. Forse è solo una sensazione. Forse è solo il peso condiviso che alleggerisce il respiro e allenta i nodi. Forse. O forse no. È solo l’inizio certo. Il viaggio è ancora lungo ma oggi Mr Hidden si è accorto. E questo è il primo indispensabile passaggio per crescere:

ACCORGERSI

solo accorgendoti esattamente dove sei puoi scegliere di andare ovunque tu voglia.
Solo accorgendoti di chi Sei puoi scegliere chi Essere.


E quando non sai cosa fare rispondi a quest’unica domanda:
“che cosa farebbe adesso la persona che voglio diventare?”


E poi falla.

Io mi specchio e lo ringrazio.