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03/08/2019

Svolta o capovolta

svolta o capovolta

Il telefono squilla con insistenza.

Mi trovo dalla parte opposta della grande filiale, grande e scarna.

M’incammino veloce verso il mio ufficio, vorrei correre ma non si addice a quel momento di affluenza clienti.

Allungo il passo comunque e riesco ad afferrare l’aggeggio che suona sulla scrivania.

Vedo il suo nome sul display e rispondo con un po’ di ansia: di solito scrive messaggi, se chiama nel bel mezzo della mia giornata lavorativa potrebbe esserci un problema.

E la sua voce ansiosa e ansiogena quando chiedo se è tutto ok, per un attimo convalida la mia tensione: no.

Che succede?

State tutti bene?

Il pensiero corre subito a mamma, a babbo: sono lontana e loro non ringiovaniscono.

No.

Ancora? Allora c’è davvero un problema realizzo.

Faccio silenzio per riordinare pensieri e parole e mi metto in ascolto.

Non ho molto tempo perché una valanga di parole, lamenti e dolore mi travolge e devo sbrigarmi a tirare su in fretta e furia un muretto di protezione con cemento a presa rapida.

Conosco troppo bene il meccanismo e in men che non si dica sono salva in trincea.

Lui, uomo giovane, intelligente e bello ma inconsapevole di tutto ciò – e anche un po’ ingrato di tutto ciò – è un fiume in piena nell’alveo della vittima immolata a questo mondo crudele.

Questo non va, quello non va, se questa volta non mi danno ciò che è giusto, se non ottengo ciò che mi spetta io faccio qui, io faccio là.

È tutto uno schifo, non mi va mai bene niente.

Respiraaaaaaa!!

Lo dico a lui e lo faccio io.

Sono troppo coinvolta emotivamente e non voglio entrare in Coaching ma quando mi accorgo che sto perdendo la pazienza per quello schema troppo noto e messo in atto migliaia e migliaia di volte dal morino al telefono allora mi vesto da Coach.

Perché non guardi ciò che già hai?

Perché ti concentri su di una catastrofe che magari non accadrà ed è reale solo nella tua testa?

Perché continui a chiederti – e se andrà male – invece che pensare – e se andrà bene?

Perché continui a non cambiare niente di quello che dici che non ti piace?

Credi che se da qui ad allora – quando ci sarà l’esito di quella cosa – credi davvero che se tu continuerai ad arrovellarti le budella e il cervello e ti farai venire una gastrite potrai influire su tale esito?

“No”.

E allora vivi sereno.

Non l’ho convinto e nemmeno volevo ma alla fine ho fermato il fiume di dolore facendogli percepire che è inutile accampare scuse su non posso e non riesco.

Il solo verbo sincero è: non voglio.

Non è facile cambiare, occorre allenamento, occorre gettare piccoli semi ogni giorno per cambiare percezione del mondo che abbiamo dentro e intorno a noi.

Quindi se vuoi il mio aiuto io ci sono, se vuoi semplicemente vomitarmi addosso i tuoi lamenti e aspettarti una pacca compassionevole sulla spalla, non contare su di me.

Ho così tanta stima e tanto amore per te per poterti danneggiare ulteriormente con questo tipo di conforto.

Se qualcosa non ti piace, cambialo.

Come?

Nell’unico modo possibile: cambiando te stess*

Comincia subito.

Comincia adesso.

La Vita fuori dal labirinto è bellissima!

A te scegliere se vuoi fare la svolta imparando dagli eventi o vuoi venire capovolt* dagli stessi.

Buon lavoro.