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18/05/2019

Ssshhhhh

ssshhhhh

“Chi ha ragione non ha bisogno di gridare”.

Ho appena letto questo proverbio zen e mi ha colpita molto perché il tema delle urla mi è molto…calzante e incalzante in questi giorni.

Come sempre niente a caso, tutto accade per me.

Diciamo però che io lo modificherei così:

chi è felice non ha bisogno di gridare

perché da tempo ho scelto di essere felice anziché voler avere ragione.

E mi piace proprio questa mia personalissima versione.

Grazie Universo.

Chi è felice è in pace con se stesso e nella pace non si urla.

Chi è felice nota i sussurri e i sospiri perché la felicità è un fatto interiore, intimo e nell’intimità con se stessi non si urla.

Chi è felice gode l’istante, il presente e non ha bisogno di out out urlati.

Chi è felice non ha bisogno di affermarsi alzando a sproposito la voce perché il dialogo più intenso ce l’ha con se stesso e risuona di quel dialogo con grazia e armonia.

Sarà per questo che le grida che ho avuto intorno a me da e per tanto tempo non mi sono mai piaciute: sanno di scarsa felicità.

Ma come spesso succede quando un qualcosa lo vogliamo evitare iniziamo ad inciamparci con assiduità.

E così è successo ancora e in modo prorompente due giorni fa: urla e grida intorno a me sin dal mattino presto sul lavoro per diventare assordanti arroganti prepotenti e smisurate nel mio fine giornata.

Perché?

Mi sono chiesta perché stesse accadendo, cosa mi stava dicendo quella situazione così sgradevole alle mie orecchie e al mio cuore?

Perché – mi sono ancora chiesta – continuo ad essere perseguitata da infelicità inconsapevolmente urlata?

Io che quando alzo i decibel per sgridare esausta di pazienza i miei figli non mi piaccio un granché e chiedo subito scusa.

Forse per ricordarmi quanto io oggi non abbia più bisogno di urlare e disperarmi per elemosinare la felicità da qualcuno?

Chiedere attenzione mista a pena facendo la vittima incompresa criptando nelle grida emesse manipolatori messaggi tipo: GUARDAMIII ECCOMIIII QUIIII AIUTOOOO!!!

Forse perché più frastuono c’è fuori più io mi ascolto dentro facendo chiarezza nel mio profondo?

Forse perché era giunto il momento di far smettere per sempre certe modalità di falsa comunicazione e solo la loro recrudescenza diventatami insopportabile mi ha finalmente permesso di farlo?

Chissà.

Di fatto ho salutato per sempre quelle gesta sgraziate, aggressive e giudicanti che proprio mal si incastonano in ciò che sono oggi.

In ciò che voglio essere.

E quando scegli di essere felice anziché avere ragione ecco che l’Universo ti risponde con lo stesso linguaggio di felicità.

Così questa mattina le mie sensibili orecchie (e anima) hanno incontrato inaspettate voci liete e pacate, allegre e squillanti che hanno illuminato il mio risveglio nella pioggia scrosciante e grigia che mai mi era parsa tanto bella e lieve.

Parole vibranti di vita e di gioia, messaggi sorprendenti, anime amiche che non sapevano niente della mia rumorosa e silente tristezza di questi giorni ma certamente mandate dall’Universo al nascere del giorno ad abbracciarmi ricordandomi che sì chi è felice non ha bisogno di gridare.

Chi è felice parla sottovoce.

Chi è felice ride mentre parla.

Chi è felice condivide la sua felicità con l’altro attraverso una comunicazione vera e costruttiva.

Chi è felice ti chiede se stai bene e poi ascolta la tua risposta.

Chi è felice non ha bisogno di gridare poiché anche la violenza verbale allontana i cuori.

Guardate gli innamorati: chi si ama si capisce anche in silenzio.

Con uno sguardo, con un sorriso, senza tante parole tantomeno urlate perché i cuori sono vicini.

E io mi Amo.

La prossima volta che sarai tentat* di alzare la voce contro qualcuno ricordati che più si urla meno ci si ascolta.

Meno ci si ascolta meno ci si capisce.

Meno ci si capisce più ci si allontana.

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