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03/07/2018

E se fossi felice?

e se fossi felice

“La nostra paura più profonda non è di essere inadeguati. La nostra paura più profonda è di essere potenti oltre ogni limite. È la nostra luce, non la nostra ombra, a spaventarci di più. Ci domandiamo: “chi sono io per essere brillante, pieno di talento, favoloso?”. In realtà chi sei tu per non esserlo.

Questo è uno stralcio della bellissima poesia spesso erroneamente attribuita a Nelson Mandela in realtà composta dalla scrittrice statunitense contemporanea Marianne Williamson che si definisce, a ragione, Spiritual Teacher.

È un passaggio bellissimo, potente e vero e ogni tanto me lo ripasso alla bisogna.

Ti vedo lì che dici “figurati io non ho paura di essere brillante, favolosa e potente ma come faccio? Con tutto quello che devo fare nel quotidiano, il lavoro, la famiglia? Belle parole ma i fatti sono diversi”.

Ti ricordo che i fatti li creiamo noi…facendoli.

Ti hanno mai invitato a pensare in grande? Ma grande grande eh. Durante diverse esperienze e corsi questo esercizio mi è stato proposto diverse volte e ogni volta mi muovevo in punta di piedi. Che significa?

Significa che adoro cantare ma non riuscivo certo a pensare “wow voglio vincere il disco di platino!”, significa che ti piace scrivere ma non riesci a dirti “mi merito il Pulitzer e lo avrò “, significa che desideri più ricchezza ma subito ti chiedi “ma mica posso pensare di avere dieci milioni di euro sul conto e chi sono io?”

Più chiaro? Quante volte ti sei detta/o che sarebbe stato troppo per te?

A me capitava. Sempre. E capita ancora qualche volta di non ricordarmi che sono infinita e per questo quando accade torno a questo meraviglioso inno alla Grandezza.

La Divinità è in ognuno di noi.

Ieri una cara amica mi ha chiesto energie positive per un progetto a cui tiene moltissimo e oggi scopro dalle parole di un’altra amica comune che la prima amica ha una fifa blu: e se non ottengo quello che voglio? E se ci riesce qualcun altro? E cosa faccio se non va in porto la cosa? Voglio smettere con la vecchia attività ma riuscirò nell’altra?

Paura. Ma non di non farcela.

Paura di farcela. Di ottenere quello che desidera con tutta se stessa. Ti chiedi perché?

Perché poi quando ottieni veramente quello che desideri visceralmente devi saper gestire la felicità che ne deriva. E non siamo abituati ad essere felici. Molto più facile, perché lo si fa sin da quando ci affacciamo per la prima volta alla vita (ci fanno piangere no?) per tanti meccanismi che non sto qui ad analizzare, molto più facile lamentarci. Dicendo che c’è qualcosa che non va sono a posto, posso delegare a qualcosa di esterno la causa della mia infelicità. E darmi un motivo per lottare lottare e ancora lottare. Ed essere più o meno consapevolmente infelice.

Perché non pensare : e se ottengo quello che voglio? E se me lo aggiudico proprio io? E cosa faccio se va in porto la cosa? E se riesco nella nuova attività così alla grande che quasi non ricordo neanche la precedente?

Esiste la stessa probabilità che le cose vadano bene o male.

Esiste cioè la stessa probabilità che le cose vadano come vogliamo come che vadano come temiamo.

Non è uno scioglilingua e serve essere consapevoli che a volte scambiamo i due pensieri.

Ciò che vogliamo in realtà spesso lo temiamo.

Temiamo di riuscire perché dopo non ci saranno più scuse.

Essere felici è una grande responsabilità. Non puoi più prendertela con nessuno. E ognuno di noi ha il potere di essere o meno felici. Siamo nati per essere Felici.

A noi la scelta.