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15/01/2019

Divergiamo? E' tanto tempo che non lo facciamo

divergiamo e tanto tempo che non lo facciamo

Ieri è successa una cosa strana.

Penso che noi donne abbiamo tutte, chi più chi meno, in bella mostra nelle nostre stanze da bagno un’intricata riserva di colori, pennelli, matite, rossetti, ombretti, fard, terre abbronzanti, terre di mezzo, ciprie, mascara, maschere di bellezza, maschere di carnevale e chi più ne ha più ne metta.

Piccoli ingrati tesori che al mattino ci invitano all’estrazione della lotteria per imbellettare il volto e che troppo spesso finisce con la delusione di un mozzicone di matita testa di

moro formato Puffo o nel ricordo di un ombretto per smoked eye rimasto rintracciabile e a fatica solo nel perimetro dell’incantevole scatolina che riuscire a tirar fuori un po’ di colore per animare il viso diventa una sfida da Olimpiadi.

Ma vinciamo sempre noi donne, specie nelle situazioni estreme.

Così, chissà perché, in quel groviglio di attrezzi da lavoro più simili ad oggetti di culto dimenticati (mi trucco sempre più raramente) che a prodotti di cosmesi attira la mia attenzione un pennellino alto, sottile e palesemente mai usato.

E che ci faccio io con questo?

Come sei arrivato tu qui visto che non ho mai avuto l’intenzione di usarti?

Sì, perché è un pennellino per labbra, quello utile per spalmare sulla bocca il rossetto liquido o il gloss lucidalabbra e io le labbra non le trucco mai.

E se capita non uso certo il pennellino, il tocco imperfetto delle mie manine sante farebbe pasticci così preferisco il classico stick.

Incuriosita dal fatto che tale misterioso oggetto si trovasse tra i miei strumenti di bellezza, lo sfilo dall’alloggiamento di plexiglass e immediatamente sorrido.

Ecco perché sei qui!

All’estremo opposto fa bella mostra di sé una capocchia di spugna, il classico applicatore di ombretti per l’appunto intinto della mia solita e affezionata nuance testa di moro.

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Era da così tanto tempo che ai miei occhi si presentava l’estremità opposta del bastoncino che sono diventata matta ogni volta che sceglievo di truccarmi a rovistare in ogni altrove a caccia del benedetto applicatore spugnoso.

Eppure ce l’avevo lì davanti agli occhi ma niente non lo riconoscevo, abituata e rassegnata a credere a ciò che vedevo fuori.

Sarebbe bastato cercare meglio, indagare ogni pezzo presente, sfilare il bastoncino per trovare la soluzione.

Invece come spesso accade ci concentriamo sul problema anziché sulla soluzione.

Vogliamo per forza vedere quello che ci appare più visibile e immediato anche se non ci fa bene.

E per ogni cosa che ci si presenta spesso valutiamo solo un lato, solo un aspetto tralasciando le infinite possibilità che può offrire il cambio di prospettiva, il cambio di percezione di quella immagine che noi crediamo realtà oggettiva.

Mi è tornato così in mente un corso formativo di tanti anni fa dove rimasi letteralmente affascinata dal risultato di una ricerca circa l’utilizzo che si può fare anzi che riteniamo di poter fare di un sergentino.

Sai cos’è un sergentino vero?

È quella graffetta metallica con cui teniamo uniti i fogli, la sua forma ricorda proprio i gradi del sergente.

Ebbene in quel corso ci fu chiesto quante cose riuscivamo ad immaginare di fare con una di quelle semplici graffette.

Chi ne disse due, chi ne trovò almeno sei, i più creativi arrivarono a circa una dozzina. Il formatore ci svelò che da uno studio risultava appunto che gli adulti non riuscivano ad andare oltre i 10-15 modi di impiego della graffetta e tutti legati al tenere i fogli mentre i bambini arrivavano ad immaginarne circa 200!

Idee e forme più disparate con una graffetta venivano forgiate da quei cervelli in erba così predisposti al pensiero divergente.

Che cos’è il pensiero divergente? 

Ne avrete certamente sentito parlare, è la capacità di “divergere” appunto dal pensiero unico, conformato, strutturato al quale ci abituiamo man mano che cresciamo.

È la capacità di avere idee anticonvenzionali, di spaziare all’infinito con l’immaginazione, è la capacità di vedere le cose da prospettive assolutamente nuove e uniche.

È pura ed infinita creatività.

Anche quei bambini crescendo persero quella capacità e anche per loro la graffetta diventò semplicemente un aggeggio per tenere insieme dei fogli.

Accade sempre così.

Anzi no.

Sempre è tanto ma accade il più delle volte.

Dove finisce il nostro pensiero divergente?

Dove finisce la nostra capacità creativa?

Dove finisce il nostro spirito di avventura e scoperta?

Dove finisce la nostra abilità nel trovare soluzioni alternative?

Dove finisce la nostra attitudine a guardare oltre?

In fondo siamo tutti degli ex bambini, tutti con i nostri 200 modi di vedere un sergentino e ciò che siamo stati capaci di fare almeno una volta nella vita è sempre lì dentro di noi.

Ripiegato ben benino negli ultimi cassetti dell’anima ma pronto a svelarsi appena ritroviamo il modo di aprire quel vecchio magico cassetto.

E allora ricordiamoci di aprirlo, facciamo l’inventario dei nostri cassetti, ascoltiamoci con più attenzione, sgraniamo gli occhi tenendoli chiusi.

E la soluzione apparirà 

Intanto io ho ripreso ad usare il pennellino e ho scoperto che utilizzando l’estremità destinata alle labbra per truccare gli occhi riesco a creare insolite sfumature sulle palpebre mai riuscite prima.

Ogni tanto oltre la convergenza delle gomme ricordiamoci di controllare anche la divergenza dei nostri Pensieri

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