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26/09/2019

Della pelle della pianta dei piedi

della pelle della pianta dei piedi

Era una notte buia e tempestosa.

Naaaa, ogni volta ci ricasco.

Riproviamo.

Era un primo pomeriggio con un cielo mistico di nuvole grigie ammassate e una pioggerellina fitta fitta.

La terra sapeva di funghi e muschio e l’auto scivolava nei solchi di fango dello sterrato accidentato.

Eppure mi sentivo come stessi andando al Paese delle Meraviglie!

Il vecchio rifugio di pietra comparve ad un certo punto tra il verde del bosco e il plumbeo delle nuvole. Non si potrà fare il falò con questa pioggia – dissi tra me e me. Qualcuno aveva anche pensato di rimandare questo incontro tanto atteso proprio per il maltempo previsto ma forte del “tutto accade per me” avevo sentito di dover insistere affinché si facesse ugualmente.

Ed è stato un bene infinito.

Ad una ad una arrivano, specchi riflessi di me, le Donne Selvagge che hanno sfidato sorella pioggia, fratello bosco e messer fango.

Le vedo, sorrido, le abbraccio.

Ci siamo, la nostra prima Tenda Rossa sta per cominciare.

Ed è subito pace e stato di grazia, energia e calore. Facciamo amicizia col nostro corpo dietro le istruzioni giocose della Simo, danziamo e ci raccontiamo la vita. E poi ci inebriamo alle parole innaffiate di rosso rubino della Lu. E scopriamo che le donne “sono fatte in essenza della pelle della pianta del piede che sente tutto” (cit).

Le Donne sono creature che sanno.

La pioggia continua e tra emozioni e buon cibo ci prepariamo al nostro cerchio intorno al fuoco nonostante l’assenza del falò perché c’è sempre un altro modo per affrontare la Vita ed è un modo bellissimo in questo caso.

Ci stringiamo vicine vicine davanti al vecchio camino e la magia forse è ancora più grande. Sapori antichi, odori di un tempo con la vecchia pietra che ci protegge dagli scrosci esterni. Ed è subito profonda connessione man mano che procedo nella lettura di Barbablù. Dettagli, indizi, pensieri. Ci siamo passate tutte dalla falsa libertà di imposizioni sibilline e celate di un improbabile Principe Azzurro acquattato ai margini del bosco o più spesso della nostra mente. Ci siamo passate tutte dal non sono abbastanza brava perché così mi dico(no) e alla fine ci credo.

Ed è quando odoriamo i subdoli schemi del predatore della nostra psiche che intravediamo la soluzione: imparare a richiamare i nostri tesori più antichi ed istintuali, esercitarci ad ascoltare l’intuito, la voce interiore, a porsi domande, essere curiose. Andare oltre il visibile e l’immediatamente osservabile. Ritrovare la nostra consapevolezza più profonda e agirla per metterci in salvo.

Ballando, Cantando, Creando.

È tardi quando stanche ma felici ci abbracciamo per salutarci e rientrare alla civiltà. È buio, molto buio eppure la via nel bosco non mi è mai sembrata tanto luminosa.

Quando faccio ciò che so di Essere mi sento Libera e Felice e tutto è chiaro e lieve.

Aiutare le persone a seminare, curare e raccogliere il meglio di sé è la mia Missione di Vita. E così facendo semino, curo e raccolgo anche il meglio di Me.

Se leggendo ti è venuta voglia inizia anche tu a seminare piccole nuove consapevolezze in ogni stagione, ad aver cura di Te in tutto ciò che sei e diffonderlo perché il raccolto che ti attende alla mietitura sarà pura Felicità.